L’attività della caccia, comunque fatta, è intrinsecamente unita all’origine e all’evoluzione della nostra specie. Negli ultimi secoli, ma soprattutto nei tempi più recenti, la caccia si è trasformata, perdendo poco alla volta la sua funzione alimentare per diventare semplice attività ludica.
È anche per questa ragione che la caccia è diventata oggetto di una forte contestazione da parte di un movimento d’opinione sempre più vasto in difesa dell’ambiente e degli animali.
La caccia a cavallo, con i suoi riti e le sue forme, gli abiti colorati rossi e neri, i cilindri e le bombette, sembra ancor più anacronistica, legata a un’immagine d’altri tempi, ormai completamente passati e lontani.

Questo mondo apparentemente così lontano dalla realtà odierna è invece vitale e vicino alle più attente e sensibili istanze dell’uomo moderno, soprattutto per come viene realizzato in Lombardia.

Infatti le polemiche da lungo tempo in corso nel Regno Unito sul divieto della caccia alla volpe sono impensabili nella nostra regione, dove da quasi cinquant’anni si caccia con la tecnica del “draghunting” che non comporta l’uccisione di nessun animale, ma anzi rispetta scrupolosamente l’ambiente naturale.

A causa del disordinato sviluppo della megalopoli milanese, il nostro territorio si è da tempo urbanizzato e le zone selvagge, dove poter galoppare in gruppo e in completa libertà, sono andate riducendosi, costringendo gli appassionati di questo sport a spostarsi nelle campagne coltivate.

Seguire una volpe significa correrle dietro dovunque vada. Se attraversa un bel campo coltivato i cavalieri possono anche seguirla ma rischiano giustamente le ire dei coltivatori. È per questo che, negli anni sessanta del XX secolo, la lungimiranza dei Master e dei responsabili della Società Milanese per la Caccia a Cavallo decise di adottare un metodo di caccia inventato sempre in Gran Bretagna: il “draghunting”.
Questo metodo di caccia simulata consiste nel lasciare nei boschi e sui campi una traccia di odore di volpe che la muta dei fox hound dovrà scoprire e quindi seguire, esattamente come nella caccia al selvatico, fino al termine del percorso dove riceverà un premio in carne da parte del Master.

Per i cavalieri che seguono la muta poco importa se la traccia sia stata lasciata da una volpe viva o da un cavaliere partito una mezz’ora prima: la velocità dei cani, il galoppo e le difficoltà tecniche poste dal terreno accidentato della campagna sono e restano le stesse. L’emozione e la soddisfazione tecnica non cambiano, ma si evita di creare alcun disturbo a proprietà private, coltivazioni, zone urbanizzate e - nelle zone dove ancora ci sono - agli animali selvatici.

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